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La Storia - Luciano Manara

Mercoledì 08 Febbraio 2012 17:50
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Indice
La Storia
Dal Medioevo, castello e ville
La chiesa di San Salvatore
La chiesa parrocchiale
Luciano Manara
I fratelli Guerino e Carletto Besana
Gli ultimi anni
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Luciano Manara

La sua tomba è a Barzanò, a lato della provinciale che va verso Lecco. Sopra il bassorilievo che ritrae il giovane patriota (morto a 24 anni) sta una figura di donna velata che raffigura la madre (o forse la Patria) che piange il prode scomparso. Luciano Manara nacque a Milano il 25 marzo 1825, venne battezzato nella parrocchia di S.Babila con il nome di Giuseppe Baldassarre Luciano Manara; la famiglia Manara, famiglia borghese benestante che aveva fatto fortuna durante l’occupazione francese, possedeva diversi terreni in Lombardia: Antegnate (paese nativo dei genitori), Barzanò, Sesto Ulteriano e Romano Bergamasco. Il giovane Luciano apparteneva alla Milano bene dell'epoca, fra le sue amicizie annoverava personalità quali Carlo Cattaneo e Giuseppe Verdi. Partecipò valorosamente alle Cinque Giornate di Milano,   distinguendosi in molte azioni, fra cui la conquista di Porta Tosa, che venne poi rinominata “Porta della Vittoria”. Scacciati gli austriaci da Milano si mise a capo di un esercito di volontari e combattè nella Prima Guerra d'Indipendenza a fianco delle truppe sabaude. Le truppe austriache seppero però riorganizzarsi e nell’agosto del 1848 sconfissero le truppe regolari piemontesi e i volontari lombardi riprendendosi i territori persi mesi addietro, venne firmato un armistizio. Manara ed altri lombardi ripararono in Piemonte per cercare di riorganizzare le truppe e poter così riprendere la lotta, nel marzo del 1849 ripresero le ostilità. Manara, che nel frattempo era divenuto maggiore di un corpo di bersaglieri, combattè valorosamente a La Cava (il paese, in provincia di Pavia, avrebbe assunto poi la denominazione Cava Manara con R.D. 1863). I piemontesi vennero nuovamente sconfitti, S.M. Carlo Alberto abdicò in favore di suo figlio Vittorio Emanuele, Manara con i suoi soldati si diresse a Roma, partecipò alla difesa della Repubblica Romana e fu nominato capo di Stato Maggiore da Garibaldi. Morì nello scontro di Villa Spada il 30 giugno. La sua salma, assieme a quelle dei suoi amici e compagni d’arme Emilio Morosini e di Enrico Dandolo (caduto a Villa Corsini), vennero portate via mare a Genova e da qui a Vezia (Lugano), dove vennero sepolti temporaneamente nella tomba di famiglia dei Morosini. Dopo richiesta alle autorità austriache i genitori di Luciano ottennero il permesso di riportare il figlio in patria, La cassa contenente la salma venne discretamente trasportata verso la fine di settembre dal confine svizzero di Chiasso fino a Sesto Ulteriano, presso Melegnano, dove si trovavano i suoi genitori. Le spoglie di Luciano trovarono definitiva sistemazione nel 1867, negli archivi comunali di Barzanò è possibile reperire una lettera datata 30 aprile 1867 dove il sotto prefetto informava che dalla prefettura di Milano era stata autorizzata la riesumazione e il trasporto della salma del fu Luciano Manara presso la tomba di famiglia di Barzanò. La costruzione in pietra grigia e bianca è edificata in stile romanico classico all'interno di un piccolo parco di cipressi ormai secolari. Nella cappella, oltre al monumento al giovane patriota, trovano posto sui due lati alla base del muro le lapidi dei congiunti, fra i quali i figli e la moglie dell’eroico bersagliere. L'epigrafe sul monumento recita: "Luciano Manara, duce di inclita legione di prodi, dava il sangue per la patria rivendicando contro lo scherno straniero l'onore delle armi italiane. La madre degna d'invidia e di pietà le care ossa depose in questo monumento su cui sta scritto un nome, vanto e gloria d'Italia. Morì pugnando a Roma il 30 giugno 1849 col sorriso degli eroi sulle labbra, esempio ai posteri imperituro.



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