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I luoghi: da Introbio alla Val Biandino

 



... le migliaia di nazi-fascisti bloccano le valli, da Lecco a Colico e le formazioni partigiane risalgono le montagne, attestandosi in Val Biandino (rifugio Tavecchia) e in alta Val Varrone (rifugio Santa Rita) mentre i tedeschi e i fascisti, da varie direttrici, puntano decisamente su Biandino bruciando i cascinali che incontrano.
L'11 ottobre 1944 il rastrellamento diventa ossessivo e minuzioso come mai: sbandati, simpatizzanti, semplici sospetti vengono arrestati, spesso torturati a morte, deportati nelle prigioni tedesche a valle...





  La valle sopra Introbio, scavata dall'impetuoso torrente Troggia. In alto, dietro le ultime cime, si apre la valle di Biandino.  
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  Al primo ponte una lapide ricorda: "In questa valle su questa strada combatterono e caddero perché l'Italia fosse libera, democratica, unita nel progresso sociale: Besana Carlo, Besana Guerino, Bocchiola Benedetto, Cendali Carlo, Ferrari Giovanni, Guarnerio Francesco, Magni Angelo, Manzi Antonio, Ronchi Andrea, Rubini Benito, Scalcini Leopoldo, Trezza Giuseppe. 25 aprile 1963 - 55 Brigata Rosselli - Valsassina Funivie".  
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L'antica "Via del Bitto" che risale a sinistra la valle del Troggia.
L'alba dell'11 ottobre 1944 vede il ferimento di Guerino Besana da parte dei nazi-fascisti durante un'agguato. Il partigiano riesce a sganciarsi e risale faticosamente la montagna per cercare di avvertire i compagni del pericolo imminente.

 
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  "...in mezzo è la strada, con le grosse pietre che si costellan di sangue. Ma il sangue, Guerino non lo vede, non lo sente stillar dalle vene. Su ancora, su sempre; giunger morto, ma giungere, che comprendano dal suo cadavere il pericolo!..." Così Irene Crippa nel libro "La vita per l'Italia e per la libertà" racconta di Guerino Besana gravemente ferito che su per il sentiero cerca di raggiungere i compagni.  
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  I compagni trovano Guerino morente alle cinque di sera qui in alto alla valle. Poco lontano dal sentiero, c'è un grosso masso erratico che forma una piccola caverna sotto di esso.  
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  Carletto Besana, chiamato dai compagni, non vuole abbandonare il fratello; lo trascina nella grotta e rimane ad assisterlo fino alla morte. Cerca poi di mascherare l'ingresso del rifugio con delle pietre ma qui viene sorpreso dai nazi-fascisti che rastrellano la valle, catturato, verrà imprigionato e fucilato alcuni giorni dopo.  
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  In alto alla valle del Troggia, poco prima della Bocca di Biandino, questo cippo in alluminio ricorda i combattenti partigiani. Reca solo una scritta con il nome della brigata Garibaldi: "55 Rosselli".  
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  Cascata del torrente Troggia all'uscita dalla Bocca di Biandino.  
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  La Val Biandino si apre in alto alla valle del Troggia. Da centinaia di anni è un luogo di pascolo estivo per gli animali della gente di Introbio.  
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  A metà della valle, sorge l'antico santuario dedicato alla Madonna della Neve. Verrà distrutto dai nazi-fascisti il 13 ottobre 1944 durante il rastrellamento. Subito dopo la guerra è stato ricostruito.  
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  Il Pizzo dei Tre Signori chiude il fondo della valle.  
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  La parte iniziale della Val Biandino con il rifugio Tavecchia. In quegli anni era una delle basi partigiane della zona come del resto gli altri rifugi più in alto: il Santa Rita, il Grassi e il Pio X.  
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  Il rifugio Tavecchia (nella foto) verrà ricostruito nel dopoguerra dopo la distruzione del 13 ottobre 1944. La stessa sorte toccherà al rifugio Pio X: semidistrutto prima da un attacco aereo tedesco e poi bombardato dai nazi-fascisti dalla Bocca di Biandino.  
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  Un'immagine di un vecchio nucleo abitativo ad Introbio in Valsassina.  
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  Il 15 ottobre 1944, davanti al muro del cimitero di Introbio, viene fucilato Carletto Besana con cinque compagni (uno dei quali diciassettenne). Questa è la lapide che li ricorda con gli altri partigiani uccisi.  
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  Cimitero di Introbio: la lapide da vicino  
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