| |
|
Ascolta
il comandante partigiano Mario Cerati, da un'intervista a Radio
Popolare di Milano dell'ottobre 2004 (in Flash). Oppure scarica
da qui il
file Mp3 in formato Zip (625 Kb) |
|
|
| |
Due brani della lettera inviata dal Parroco di Introbio Don Arturo
Fumagalli al Parroco di Barzanò Don Antonio Redaelli in
data 17 ottobre 1944.
Caro Curato,
il
Signore mi ha affidato una missione estremamente delicata e dolorosa
a un tempo. Rimarrà indelebile per tutta la mia vita sacerdotale.
Domenica 15 ottobre fui pregato dal Comando Militare di assistere
sei giovani, condannati a morte mediante fucilazione dopo essere
stati catturati in combattimento nelle recenti azioni di rastrellamento
qui in Valsassina.
..............................
L'esecuzione è avvenuta alle ore 15.30 di domenica 15 ottobre.
Vennero tutti sepolti in una fossa comune del nostro cimitero.
Tra essi vi è pure un certo Besana Carlo fu Alessio e di
Fumagalli Genoveffa di Barzanò. Si è preparato santamente
con perfetta rassegnazione alla volontà del Signore; mi
ha pregato di salutare tutti i suoi cari, e ha accettato la morte
in spirito di espiazione e purificazione.
Mi ha pure pregato di dire, come scritto sul biglietto che oggi
stesso ho consegnato ad una persona di fiducia, che il fratello
Guerino lo ha assistito lui stesso prima che morisse in seguito
alla medesima azione nella discesa della Valle di Biandino.
Condivido il duplice acerbo dolore dei parenti e tuo, caro Curato.
Ti prego di preparare la famiglia alla notizia se ancora non fosse
stata avvertita.
Saluti cari, grazie, tuo affezionatissimo
Don Arturo Fumagalli
|
|
| |
A
Barzanò, il 10 maggio 1945 si svolgono i solenni funerali
dei fratelli Besana, dopo la traslazione delle salme da Introbio
Alcuni
brani dell'omelia del Parroco di Introbio don Arturo Fumagalli
Noi introbiesi
ci siamo assunta in questi sette mesi una certa paternità spirituale
su questi due cari giovani; vennero assistiti negli ultimi momenti
nella nostra Introbio; là si guadagnarono il Paradiso; nella terra
benedetta del nostro cimitero riposarono le loro salme per i primi
sette mesi.
………………………
Li rivedo ambedue quei cari figlioli come se fosse oggi. L'uno,
Guerino, lassù nella Valle di Biandino l'11 ottobre in una grotta
formata in un gran masso di pietra, disteso in una presepe (come
la chiamiamo noi lassù) che placidamente si addormenta nel Signore
amorevolmente assistito dal fratello Carletto, il quale non seppe
poi rassegnarsi ad abbandonarlo neppure dopo la sua morte mettendo
così a repentaglio la sua stessa vita. Tanto che le ultime parole
di Carletto scritte, come un testamento furono queste: "Mamma
non datevi pensiero per Guerino perché l'ho assistito io fino
all'ultimo".
…………………......
Come mi rimase poi impresso quel momento in cui Carletto, ricevuta
laggiù nella tetra prigione la Santa Assoluzione, la Santa Comunione
come viatico e la Benedizione Papale mi raccomandò insieme al
fratello anche la mamma dicendo: "Ciò che mi addolora adesso è
una cosa sola, che la nostra morte abbrevierà la sua vita".
………………….......
Il rimpianto unanime di cui foste oggetto in famiglia e tra i
conoscenti dice a noi tutti che eravate amati. E questa stessa
trionfale apoteosi non ha solo un significato civile per la nuova
situazione creatasi, anche col sacrificio della vostra vita, ma
dice, come si legge sul volto di tutti, che eravate bravi giovani.
Ma ora mi sembra che da queste due bare parta una voce che mi
impone silenzio per sostituirsi alla mia voce e per dire a me,
a voi, a tutta l'umanità: "Il nostro sacrificio sia un punto di
partenza per una vera e perpetua concordia negli animi, così degli
individui, come dei popoli; deposto ogni pensiero di odio o di
vendetta ma solo auspicando che venga fatta giustizia da chi detiene
il potere e deve rispondere al Signore e alla società di ogni
sua sentenza". Ma io sono certo che i buoni barzanesi avranno
già promesso in cuor loro davanti a queste bare che ora ci parlano.
|
|
| |
Testimonianza
di Cesira Besana, sorella di Guerino e Carletto
(Da una intervista rilasciata a Valentino Crippa nel 1989)
Quali
sono i momenti, le persone e i fatti di cui si ricorda particolarmente?
Sicuramente
non potrò mai dimenticare il grande impegno e l'aiuto concreto
che ha offerto ai partigiani e in particolare a mio fratello Carletto
il conte Della Porta, che risiedeva nell'attuale Villa Moizzi.
E in questa villa, dopo lo scontro a fuoco con i repubblichini
a San Feriolo, il Carletto fu ospitato e operato per le ferite
riportate, da un medico cugino del conte. Noi non sapevamo che
nostro fratello era rifugiato lì. Quando cominciò
a stare un po' meglio, Carletto al buio di sera, si calò
con la corda dalla torretta dove si trovava in attesa di guarigione.
Non voleva compromettere con la sua presenza più a lungo
il conte che i repubblichini tenevano da tempo sotto controllo.
Me lo vidi arrivare a casa d'improvviso, la mamma non c'era, ero
sola in quel momento, mi salutò e se ne andò. Il
conte informato di ciò che avveniva venne a casa mia, che
dista poche centinaia di metri dalla villa, vestito da contadino.
I due fratelli erano a Casatenovo. Furono raggiunti dal conte
con moltissime precauzioni: "Tu non devi andare in montagna,
combattiamo qui che si avvicina la Liberazione". "No
signor conte" rispose Carletto, "qui ce ne sono tanti
che combattono, ma quelli che sono in montagna hanno bisogno di
aiuti e di mangiare".
|
|
| |
Poesia
scritta dall'introbiese Fulvio Motta, in occasione del 60°
anniversario della Liberazione celebrato ad Introbio il 24 aprile
2005, congiuntamente dai comuni di Introbio e Barzanò
Per i fratelli
Besana
Caro Guerino,
io ho visto tuo fratello Carletto
mentre andava a morire,
passando sulla strada, sotto casa mia,
sull'oscura corriera
che lo portava al Camposanto,
per essere fucilato.
Poi ho sentito gli spari, tremendo crepitio
in un paese fantasma, avvolto nel silenzio sgomento.
Avevo sei anni, e questo fu uno dei primi ricordi
della mia fanciullezza.
Da allora non vi ho più dimenticati.
Non ho scordato
il sacrificio vostro e dei compagni.
Ci avete dato la libertà.
Dopo quegli anni lontani
più nessuno è stato fucilato nei nostro Paese.
E' soltanto per voi
se, da allora, possiamo parlare, scrivere e cantare.
Grazie Guerino,
sei morto tra le nostre montagne
e ci hai consegnato
il rispetto per gli ideali, la necessità del resistere.
Grazie CarIetto,
esempio d'amore fraterno, di coerenza d'affetti.
|
|
|