La
sua tomba è a Barzanò, a lato della provinciale che va verso
Lecco.
Sopra il bassorilievo che ritrae il giovane patriota (24 anni)
sta una figura di donna velata che raffigura la madre (o forse
la Patria) che piange il prode scomparso.
Luciano Manara era nato ad Antegnate (Bergamo) nel 1825 da famiglia
milanese, morì nella difesa di Roma ucciso da una palla francese
nel 1849. Amico di Carlo Cattaneo, partecipò valorosamente alle
Cinque Giornate di Milano (tra l'altro capeggiando l'operazione
che portò alla conquista di Porta Tosa) e alla Prima Guerra
d'Indipendenza con un gruppo di volontari da lui stesso organizzato.
Al ritorno degli Austriaci si rifugiò in Piemonte dove fu messo
a capo di un corpo di bersaglieri con cui combatté sul Po e
a La Cava (odierna Cava Manara in provincia di Pavia). Partecipò
alla difesa della Repubblica Romana e fu nominato capo di Stato
Maggiore da Garibaldi. Morì nello scontro di Villa Spada il
30 giugno.
Il corpo rimase per qualche tempo a Roma. La madre non riuscì
ad ottenere da Vienna il permesso per riportarlo a Milano. Con
le spoglie di Emilio Morosini e di Enrico Dandolo (caduto a
Villa Corsini), via mare venne portato a Venezia, dove venne
sepolto temporaneamente nella tomba di famiglia dei Morosini
(altre fonti parlano di un trasporto clandestino a Lugano via
Genova, con inumazione provvisoria nella cappella Dandolo).
Dopo continue insistenze e suppliche, nel 1853 l'imperatore
d'Austria concesse il permesso di riportare il corpo dell'eroe
a Barzanò (dove la famiglia aveva una villa) in forma "strettamente
privata".
Nel 1864 ai Manara venne concesso di erigere la tomba di famiglia.
La costruzione in pietra grigia e bianca è edificata in stile
romanico classico all'interno di un piccolo parco di cipressi
ormai secolari. Nella cappella, altre al monumento al giovane
patriota, trovano posto sui due lati alla base del muro, dieci
lapidi in marmo bianco uguali tra loro, alcune portano i nomi
delle sorelle di Luciano, Virginia in Manati e Deidamia, altre
della moglie Carmelita Fè e dei tre figli dell'eroe. L'epigrafe
sul monumento recita: "Luciano Manara, duce di inclita legione
di prodi, dava il sangue per la patria rivendicando contro lo
scherno straniero l'onore delle armi italiane. La madre degna
d'invidia e di pietà le care ossa depose in questo monumento
su cui sta scritto un nome, vanto e gloria d'Italia. Morì pugnando
a Roma il 30 giugno 1849 col sorriso degli eroi sulle labbra,
esempio ai posteri imperituro".